Il sound del Simone Pacelli octet scalda la notte del Kabala

Gen 20, 2012

di Rossella Quitadamo

Dopo due serate all’insegna della fantasia e dell’inventiva con i voli poetici dei jingle natalizi e l’istrionica simpatia di Gigi Cifarelli, bisognava proprio rimettere i piedi a terra per puntualizzare che il Kabala è un club dove si vuole fare, non solo ma soprattutto, del buon jazz. E a ricordarcelo sono stati addirittura in 8, stretti tra strumenti e attrezzature, sul palco del Ponte Vecchio.

Che poi quello di rimetterli per terra è un modo di dire perché i piedi, ieri sera, non ne volevano proprio sapere di rimanere fermi sotto ad un tavolo e se è stato possibile frenare l’impeto di alzarmi per ballare, ho dovuto concedere loro perlomeno di accompagnare il ritmo trascinante e coinvolgente del groove.

Un repertorio che Simone Pacelli ha scelto tra i migliori pezzi di Jimmy Smith, Tito Puentes, Billy Cobham, James Taylor Quartet e con talento, perfezione tecnica e soprattutto tantissima passione e grande sensibilità ha arrangiato affinché gli otto elementi del suo ensemble, basso, batteria, piano ma anche ben 5 strumenti a fiato, potessero tirare fuori la vera anima di questi brani, pietre miliari del soul jazz e non solo.

Il risultato? Un capolavoro di serata in cui a non entrare sul palco non erano gli 8 giovani strumentisti ma il loro talento e la loro musica: grande, indomabile, pulsante nella ritmica e fragrante di notte fonda.

E così mentre fuori il freddo di gennaio la faceva da padrone, al Ponte Vecchio tra le sonorità calde dei sassofoni e l’immediatezza espressiva di tromba e trombone si è suonato un jazz fuori dal tempo e dalle mode. Un jazz che ha rievocato intatte le atmosfere di un periodo, gli anni 60/70, di grande fermento sociale e culturale, i cui frutti in ambito musicale sono stati capolavori come The cat, Electric Boogaloo, Austin Power Theme e Can’t buy my love, solo per citarne alcuni

A completare la scaletta anche due squisiti brani sicuramente meno famosi ma altrettanto belli, il primo scritto a due mani con Carmine Ianieri, l’altro interamente composto da Pacelli

Ovvero tutto quello che avremmo voluto sentire in una sera dedicata alle celebrazione delle tante correnti soul, acid, funky di quel fiume impetuoso che è il jazz

Una musica raffinata ma caliente, un sound metropolitano e cosmopolita. Ritmi che scivolavano all’udito come seta tra le dita e la piacevole sensazione di sentirsi a proprio agio in questo piccolo grande viaggio con cui ieri siamo entrati nella storia, una storia che ha tutto il sapore della leggenda.

Dunque, il terzo appuntamento del Kabala è stato un po’ come, dopo aver bevuto ottimi vini, aver sete di un bicchiere di acqua fresca e cristallina e accorgersi che essa inebria quanto e più del vino

I miei piedi stanno ancora battendo il tempo mentre canticchio i motivi di ieri sera e i vostri?

 

 

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