CATERINA PALAZZI E IL SUO SUDOKU KILLER: UN GIOCO COINVOLGENTE CHE CONVINCE

Mar 22, 2013

Di Rossella Quitadamo
“Sedetevi pure comodi e gustate le prelibatezze dello chef di Ponte Vecchio ma non rilassatevi e non date nulla per scontato perché il quartetto di Caterina Palazzi non vi canta una ninna nanna. Tiene desti i vostri sensi con sorprese e colpi di scena, si interroga e vi interroga, pone dubbi, vi lusinga e vi invita a risolvere misteri. La loro è una musica che vi lascia con il fiato sospeso e proietta sui muri ombre inquietanti di assassini con coltelli sguainati che si dissolvono poi in un volo di colombe.”
Un avviso del genere avrebbe dovuto accogliere i soci del Kabala ieri sera per il concerto che ha avuto come protagonista la compositrice italiana classificatasi prima nel Jazzit Award 2011 nonché la quinta miglior contrabbassista, alla guida di un gruppo anch’esso classificatosi al quarto posto tra le formazioni italiane ed un primo album, Sudoku Killer, piazzatosi al secondo posto. Riconoscimenti meritatissimi lungo il percorso difficile e originale perseguito dai quattro giovani musicisti con coraggio e determinazione
Femminile ma non sdolcinata, sentimentale ma nient’affatto melensa, fantasiosa ma razionale, Caterina Palazzi compositrice non è certo una che si adagia sul facile sentiero del già fatto, già sentito, già provato. Decisa ad arrampicarsi sulle vette della sperimentazione, è una musicista che vuole parlare la sua lingua musicale e per farlo ha scelto la voce di un quartetto affiatatissimo e grintoso che ci mette molto del suo.
Jazz certo, ma essenziale, pulito, quasi minimalista e poi tanto rock, musica elettronica ed effetti speciali. Proprio come sul grande schermo. Già, perché le piccole suite composte da Caterina Palazzi sono delle vere e proprie narrazioni dal gusto decisamente cinematografico.
Sarebbero certo piaciute ad Hitchcock le sue trame avvincenti, talvolta irreali ma sempre estremamente coerenti e plausibili: storie intessute con note, ritmi e sonorità cangianti che ti schiaffeggiano a volte, per accarezzarti un attimo dopo, e ti introducono in un labirinto dal quale per uscire bisogna usare la logica: proprio come nei giochi matematici di cui Caterina è cultrice.
Non ne fa mistero Caterina Palazzi, le sue sensazioni e le sue passioni, tutto ciò che voleva condividere attraverso la sua musica, lo ha spiegato lei stessa ieri sera nel presentare le sue composizioni, offrendo così al pubblico del Kabala un appiglio, una traccia per non perdersi rapiti dal sax di Danielle di Majo vellutato e corposo, ma anche rauco ed aggressivo nei momenti più sperimentali; per non cedere alle adulazioni delle note lunghe e profonde di un contrabbasso che è stato cuore pulsante e respiro di ogni brano; per non correre dietro alla fascinazione della chitarra di Giacomo Ancillotto che passava disinvoltamente da un rock tagliente ad un suadente ritmo andaluso; per non rimanere intrappolati nelle invenzioni ritmiche di Maurizio Chiavaro capace di esaltante vigore e delicati assoli carichi di suspence.
Non abbiamo avuto dunque nessuna paura di addentrarci in oscuri corridoi né il timore di non riuscire a decifrare il più arcano dei quesiti, sicuri che anche il mistero più inquietante e l’enigma più intrigante nella musica di Caterina Palazzi si risolvono sempre in un ottimistico finale, una vittoria della speranza e della logica sul buio del pessimismo e dell’irrazionale. Ed è stato come vedere la luce dell’uscita dietro l’angolo più remoto del labirinto, è stato come trovare il numero giusto per riempire l’ultima casella vuota del Sudoku.

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